L’anno sta per chiudersi ed è tempo di bilanci. Quando guardo indietro a questo 2025, non vedo solo numeri su un display, ma una sequenza infinita di paesaggi che mi hanno attraversato l'anima.
Ho lasciato sul terreno oltre 18.000 km, pedalando nel silenzio dei boschi, respirando la salsedine del mare, sfidando le vette delle montagne e cercando il ritmo tra le pianure e le rive dei laghi. Che fosse asfalto, sterrato o un sentiero tecnico, ogni metro è stato un inno alla libertà.
Due pedalate, però, resteranno per sempre nel mio cuore:
Maggio: 400 km no-stop tra i capoluoghi del Veneto, in meno di 24 ore.
Settembre: 616,5 km no-stop da Schio a Fossacesia, in circa 36 ore.
Senza dormire. Quasi sempre in solitaria. Senza assistenza.
La spinta più forte: il messaggio
Perché lo faccio? Chi mi segue sa che queste imprese non nascono per vanità, ma per un’esigenza più profonda. Vado orgoglioso di questi traguardi soprattutto per ciò che rappresentano:
Dare speranza: A chi combatte contro la mia stessa patologia o altre sfide invisibili.
Superare i limiti: Dimostrare che il corpo può fare cose incredibili se la mente lo sostiene.
Dare voce: Promuovere raccolte fondi e sensibilizzare il pubblico su cause che hanno bisogno di aiuto.
"Non è solo sport. È un modo per dire a chi soffre: 'Guarda cosa possiamo ancora fare'."
La prevenzione mi ha salvato la vita
C’è un pilastro che sostiene ogni mia pedalata: la cultura della prevenzione. Se oggi sono qui a programmare la prossima sfida è perché la prevenzione, nel mio caso, mi ha letteralmente salvato la vita.
Voglio gridarlo forte: fare prevenzione non significa solo sottoporsi a esami e accertamenti medici — passi che restano fondamentali. Significa abbracciare uno stile di vita consapevole. La salute si costruisce ogni giorno attraverso:
Un’alimentazione corretta, che è il nostro primo carburante.
Un’attività fisica costante, che mantiene il motore efficiente e la mente lucida.
Prendersi cura di sé è il primo atto di responsabilità verso la propria vita e verso chi ci ama.
Lo sguardo rivolto al 2026
Chi mi conosce lo sa: faccio fatica a fermarmi. La testa è già proiettata a giugno 2026. Se la salute – e i medici – me lo permetteranno, ho in mente un’impresa bellissima, un nuovo sogno da trasformare in realtà.
La motivazione è già a mille. Sono un inguaribile sognatore e non smetterò mai di esserlo, perché ogni chilometro è un regalo che non voglio sprecare.
Incrociate le dita con me! 🤞💪🏻
