Ce l’ho fatta.

2026-06-08 13:54

Gianluca

Ce l’ho fatta.

400 km, un defibrillatore nel petto, e un’alba che non dimenticherò.

Ce l’ho fatta.

400 km, un defibrillatore nel petto, e un’alba che non dimenticherò.

Una notte in sella attraverso il Veneto, una traccia persa nel buio, un incontro alle 3:30 che ha cambiato tutto.

 

È fatta.

400 km da Belluno a Piazzola sul Brenta, senza mai fermarmi, senza dormire. Un percorso che attraversa il cuore del Veneto — e, in qualche modo, anche il mio. Ma non è andato esattamente come previsto. E forse è stato meglio così.

~400 km     |     ~24 ore non stop     |     0 soste per dormire

 

La notte — e il ciclocomputer che si è arreso prima di me

Fino a circa 200 km tutto filava. Poi il ciclocomputer si è impallato. Traccia persa, navigazione andata. In piena notte, in mezzo al Veneto.

Ho preso una decisione semplice: pedalare lo stesso. 

Strade buie, orientamento a memoria, nessuna guida elettronica. 

Da Rovigo ho puntato verso Schio, lasciandomi guidare dall’istinto più che dal GPS.

E lì — alle 3:30 di notte — ho trovato Roberta.

 

“Pedalare nel silenzio, nella natura — è sempre un’esperienza affascinante e introspettiva.”

 

La mia amata Roberta mi aspettava a Schio nel cuore della notte. Si è messa in sella e non mi ha più lasciato.

Insieme abbiamo attraversato Vicenza, poi Padova, poi fino all’arrivo a Piazzola sul Brenta. Chilometri percorsi fianco a fianco, nel buio che lentamente diventava alba. Ci sono momenti in un’impresa lunga così in cui le parole non servono — basta sapere che c’è qualcuno accanto a te.

Roberta lo sapeva. Ed era lì.

 

L’arrivo a Piazzola

Domenica 7 giugno, alle 09:30, siamo entrati a Piazzola sul Brenta.

C’erano molti amici ad aspettarmi. Vederli lì, dopo una notte intera in sella, dopo il ciclocomputer rotto, dopo le strade buie e tutti quei chilometri  — mi sono commosso. Certi momenti non si raccontano, si vivono. E questo è stato uno di quelli.

 

Lo speech al BAM

Poi è arrivato il momento del Talk al BAM Europe — il palco, il microfono, e Pietro Osti che mi ha intervistato con una bravura e una sensibilità straordinarie. Pietro ha saputo tirare fuori la storia nel modo giusto, con le domande giuste, nei momenti giusti. Gliene sono grato.

Ho raccontato dei tre interventi al cuore, del defibrillatore, della paura e della risalita. Ho parlato di MIDORi e di chi ogni giorno combatte battaglie silenziose. E ho sentito che le parole arrivavano — non perché fossi bravo a dirle, ma perché erano vere.

 

Grazie

Grazie a Roberta — per essere stata lì alle 3:30 di notte, e per ogni metro percorso insieme fino all’arrivo.

Grazie a chi ha pedalato con me per un tratto.

Grazie a chi era al traguardo.

Grazie a chi ha donato, condiviso, scritto un messaggio.

Grazie a Pietro Osti per il Talk al BAM.

Grazie all’Associazione MIDORi di Valdagno, che fa ogni giorno un lavoro enorme nel silenzio.

Grazie ai miei sponsor: Rossi Catering, Cicli Liotto, WHYsport, Demon Occhiali, Heuforia, Active Case, 

 

Questa impresa era un messaggio semplice: ci si può rialzare. Sempre. 

Spero di averlo consegnato.

Ci si vede in sella.

— Gianluca